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	<title>Consumo critico &#8211; Graces</title>
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	<description>Gruppo di acquisto e consumo critico ecocompatibile e solidale</description>
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		<title>Indicazioni utili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[nicola.furini@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2006 13:26:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo critico]]></category>
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					<description><![CDATA[Ecologia Quando ci guardiamo intorno, scopriamo che la nostra città non ha grandi spazi dove poter vivere a contatto con la natura, ma ci accorgiamo che, spessissimo, la nostra civilizzazione fa sì che la natura venga messa da parte o addirittura &#8220;neutralizzata&#8221;. Questi dati potranno servire per farsi un’idea del perché occorre cambiare. Sono soltanto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="RTEmultiCSSID"><strong>Ecologia</strong></p>
<p align="justify">Quando ci guardiamo intorno, scopriamo che la nostra città non ha grandi spazi dove poter vivere a contatto con la natura, ma ci accorgiamo che, spessissimo, la nostra civilizzazione fa sì che la natura venga messa da parte o addirittura &#8220;neutralizzata&#8221;. Questi dati potranno servire per farsi un’idea del perché occorre cambiare. Sono soltanto degli esempi, ma fanno rapidamente capire che non c’è tempo da perdere:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">si calcola che ogni giorno, in Italia, si buttino via 10.000.000 di pannolini usati;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">per produrre una tonnellata di alluminio si consumano dalle 4 alle 6 tonnellate di petrolio, ma in Italia si buttano via ogni anno 1,5 miliardi di lattine di alluminio (buttare una lattina significa sprecare lo stesso volume della lattina in benzina);</p>
</li>
<li>
<p align="justify">un tedesco produce in un anno 400 tonnellate di rifiuti domestici contro le 120 della media dei paesi in via di sviluppo.</p>
</li>
</ul>
<p align="justify">Gli appunti che seguono vogliono aiutare tutti a prendere coscienza di certi problemi per poi, se si vuole, provare a cambiare il nostro stile di vita per migliorare l’ambiente che circonda noi e che circonderà le generazioni future.</p>
<p align="justify">
<strong>Rifiuti</strong></p>
<p align="justify">Uno dei problemi dei nostri tempi è l’enorme produzione di rifiuti che, è sotto gli occhi di tutti, non sappiamo più dove buttare. Attualmente i rifiuti da noi prodotti finiscono per la maggior parte in discarica e in piccola parte in inceneritori o verso i centri di riciclaggio. I rifiuti industriali, quasi sempre tossici, sono destinati di solito a discariche più o meno nascoste, a seconda del grado di pericolosità del rifiuto stesso: più è pericoloso, più viene mandato lontano (qualche paese del terzo mondo oppure anche verso qualche tranquillo fondale marino dalle nostre parti).</p>
<p align="justify">Per diminuire tutti questi sprechi, sempre più spesso si sente ripetere la regola delle cinque &#8220;R&#8221;:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">Ridurre, cioè ridurre i nostri consumi del superfluo: buttare meno avanzi, comprare meno vestiti per darne meno agli straccivendoli quando passano di moda, essere attenti a ciò che veramente ci è necessario; inoltre è necessario anche fare attenzione agli imballaggi dei prodotti che acquistiamo, perchè quando paghiamo alla cassa, paghiamo anche gli imballaggi che buttiamo: acquistando prodotti con imballaggi minimi o riciclabili eliminiamo già una parte del problema &#8220;smaltimento rifiuti&#8221;;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Recuperare con il riciclaggio, cioè rendersi conto che le materie prime di cui facciamo uso (dal gas per cucinare all’alluminio delle lattine) non sono infiniti, e che tantissime delle materie prime che gettiamo via oggi devono essere recuperate per evitare l’esaurimento delle risorse;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Recuperare con il riutilizzo, cioè smettere di utilizzare prodotti usa e getta per puntare su materiali o prodotti con contenitori riutilizzabili (per es.: i vuoti a rendere); inoltre non cedere alla tentazione di gettare oggetti ancora utilizzabili solo perchè fuori moda o non più all’avanguardia;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Riparare, cioè cercare di prolungare la vita degli oggetti che ci circondano evitando di gettarli, anche se effettivamente oggi vengono studiati per essere sostituiti da prodotti nuovi invece che tentare di ripararli;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Rispettare, cioè prendere coscienza che dietro ad ogni prodotto ci sono una o più persone che l’hanno costruito, coltivato o trasformato, a volte anche in condizioni di lavoro molto vicine alla schiavitù.</p>
</li>
</ul>
<p align="justify">Come si può fare a rendere meno &#8220;vile&#8221; la spazzatura, trasformandola in materia prima? A Firenze esistono queste possibilità di riciclaggio:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">Carta: la carta viene recuperata porta a porta settimanalmente dove avviene la pulizia stradale notturna, nei cassonetti bianchi (dove presenti) e in cassonetti speciali per la carta (principalmente presso scuole, consigli di quartiere o, all’Isolotto, anche alla biblioteca di viale dei pini);</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Vetro e lattine: possono essere inseriti entrambi nelle campane che si vedono lungo le strade (le lattine possono essere di allumino oppure di acciaio: quelle per bibite, tonno, pelati, olio per friggere, eccetera), facendo attenzione che non devono esservi inserite lattine di vernici, diluenti, olio per motori, eccetera;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Pile: possono essere consegnati in piccoli contenitori che sono presenti in negozi di elettrodomestici, giocattoli, supermercati, eccetera. E’ presente anche presso la biblioteca di viale dei pini;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Medicinali: possono essere consegnati presso farmacie, ambulatori, ecc.;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Rifiuti ingombranti: vecchi mobili, elettrodomestici e altro vengono prelevati a domicilio gratutitamente da Fiorentinambiente telefonando al numero 733.91;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Plastica, legno, tessili: devono essere inseriti insieme alla carta, dove presenti, nei cassonetti bianchi della raccolta multimateriale: questi materiali verrano poi trasformati in un combustibile che servirà a produrre energia elettrica;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Prodotti tossici o infiammabili: (hanno contenitori con una etichetta che ha indicato una lettera &#8220;T&#8221; e/o &#8220;F&#8221;: per esempio le bottigliette di acetone per le unghie oppure quelle con il correttore liquido bianco) devono essere consegnati a Fiorentinambiente in viale Corsica (tel. 733.92.06) oppure in Lungarno Ferrucci (tel. 733.92.04);</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Barattoli di vernice, diluenti, ecc.: vale quanto detto al punto precedente.</p>
</li>
</ul>
<p><strong>Acqua</strong></p>
<p align="justify">Nel rapporto sullo sviluppo del mondo 1992, la Banca Mondiale indica che l’accesso all’acqua potabile e ad un equipaggiamento igienico adeguato, permetterebbe di evitare annualmente 2 milioni di decessi dovuti alla dissenteria di bambini e neonati.</p>
<p align="justify">La quantità di acqua che consumiamo è enorme, ed è sempre più difficile e costoso cercarla e potabilizzarla. Inoltre, siamo talmente abituati a girare il rubinetto e a trovare immediatamente il getto fresco che non pensiamo a non sprecarla, anzi siamo convinti che questa resti comunque una risorsa gratuita ed inesauribile: per esempio, un rubinetto che perde una goccia al secondo in un anno disperde 5000 litri di acqua potabile. Pensiamo, quando apriamo il rubinetto, che più di un miliardo di persone non ha acqua potabile. Si può dire che per questa preziosa fonte di vita, in futuro potranno scatenarsi anche delle guerre, specialmente nei paesi dove questo bene scarseggia. E da noi? Noi continuiamo ad avere nelle nostre case solo acqua potabile: nell’acquaio, ai lavandini, alla doccia, allo sciacquone: si vede bene che l’acqua potabile non è necessaria dappertutto: è stato calcolato che lo sciacquone consuma circa 29.000 litri l’anno per persona di acqua!</p>
<p align="justify">Che tipo di misure si possono prendere per cercare di risparmiare acqua? E’ chiaro che su un problema del genere molti interventi è possibile farli soltanto durante la costruzione o ristrutturazione della propria casa, ma qualcosina si può fare comunque:</p>
<p align="justify">la cosa più semplice: chiudere bene i rubinetti, magari anche mentre ci laviamo i denti o ci radiamo (si risparmiano 2500 litri all’anno per persona);</p>
<p align="justify">utilizzare dei &#8220;frangigetto&#8221; da applicare ai rubinetti: introducono aria nel getto dell’acqua, se ne consuma meno e costano anche poco;</p>
<p align="justify">ridurre gli scarichi dello sciacquone: se non si può sostituirlo con un tipo con lo scarico variabile, si possono applicare sul vecchio sciacquone a cassetta dei pesini da che fanno scaricare in due volte l’acqua, riuscendo così a &#8220;calibrare&#8221; il flusso necessario; si può anche eventualmente introdurre una bottiglia piena d’acqua nella cassetta dello sciacquone in modo da farlo riempire e svuotare con minor quntità d’acqua;</p>
<p align="justify">annaffiare i vasi con l’acqua di pulizia delle verdure;</p>
<p align="justify">prevedere due circuiti separati per l’acqua e magari una cisterna per l’acqua piovana.</p>
<p align="justify">Questi sono soltanto alcuni consigli, a ciascuno poi il compito di interessarsi a scoprire e studiare nuove soluzioni.</p>
<p align="justify">Su questo argomento vorremmo puntualizzare che oltre a evitare gli sprechi dell’acqua, è necessario contribuire anche a non sporcarla o inquinarla. Quindi attenzione ai detersivi: al tipo che usiamo (controlliamo sempre se è senza fosfati e la biodegradabilità) e alla quantità: conviene metterne sempre un po’ meno delle dosi consigliate; inoltre è bene anche controllare la durezza dell’acqua (più è &#8220;dura&#8221;, più occorre aumentare la quantità di detersivo).</p>
<p><strong>Consumi elettrici</strong></p>
<p align="justify">Tra le varie cose di cui oggi non si può fare assolutamente a meno c’è senz’altro l’energia elettrica. La sua produzione, se si eccettuano le poche centrali idroelettriche e qualche centrale sperimentale solare o eolica, viene effettuata principalmente con combustibili fossili (carbone, petrolio, gas) e, per fortuna solo all’estero e in misura sempre minore, con centrali nucleari. Si hanno quindi delle emissioni di sostanze varie che vanno a miscelarsi con l’aria inquinata che già respiriamo nelle nostre città. Occorre quindi puntare molto verso un risparmio energetico oppure, detto meglio, ad un consumo intelligente. Vediamo come.</p>
<p align="justify">L’illuminazione riveste un ruolo molto importante: infatti il tipo di lampada utilizzato cambia anche il consumo, e a volte anche di molto. Abbiamo grosso modo tre famiglie di lampade: ad incandescenza, alogene e fluorescenti. Le prime sono le comuni lampadine che hanno il vantaggio di costare poco ma lo svantaggio di avere una scarsa efficienza e una scarsa durata; le seconde sono della stessa &#8220;famiglia&#8221; di quelle ad incandescenza, ma a differenza delle prime hanno, a parità di potenza, una resa luminosa maggiore; le terze sono i vecchi &#8220;neon&#8221; e circoline affiancate oggi dalle fluorescenti compatte ad alta efficienza. Quest’ultime hanno un costo molto più elevato rispetto alle prime, ma a loro favore c’è una durata che è 5-8 volte superiore e una maggiore luminosità con una minore potenza. Un esempio? Consideriamo che per avere la stessa quantità di luce occorre, per esempio, o una lampada ad incandescenza da 100W oppure una fluorescente da 20W: si vede immediatamente che, a parità di ore di funzionamento, la fluorescente consuma un quinto dell’altra. C’è da dire comunque che le lampade fluorescenti non sono convenienti da usare dove il periodo di accensione è breve (in bagno o in un ripostiglio per esempio). E’ stato calcolato che se in Italia ogni famiglia sostituisse due lampadine ad indandescenza con due fluorescenti si risparmierebbero 3 miliardi di kWh. Ecco qualche altro consiglio:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">non tenere accese lampade inutilmente;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">tenere pulite lampade e diffusori;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">usare lampadari con poche lampade: una lampada da 100W fa la stessa luce di sei da 25W, ma consuma i due terzi;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">evitare, se possibile, lampadari a luce riflessa sul soffitto o sulle pareti;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">imbiancare le pareti con colori chiari (il soffitto bianco).</p>
</li>
</ul>
<p align="justify">Gli elettrodomestici sono stati il &#8220;termometro&#8221; dello sviluppo economico dei vari paesi: il possesso di frigo, lavatrice, radio, televisore e così via sono passati da status-symbol negli anni ‘50 a &#8220;collaboratori domestici&#8221; nei nostri giorni, con sempre nuovi aggiornamenti e sviluppi tecnologici, più o meno utili. Come per l’illuminazione, anche queste apparecchiature consumano elettricità, e l’uso attento di esse permette di risparmiare soldi sulla bolletta ed energia, risparmiando anche gli scarichi delle centrali e il loro combustibile. Vediamo qualche piccolo accorgimento:</p>
<p align="justify">Frigorifero:</p>
<p align="justify">conviene scegliere apparecchi ad una sola porta, quelli a due (tipo &#8220;americano&#8221;) fanno molta figura, ma consumano molto di più; se ci occorre un modello che sia anche congelatore, è preferibile scegliere un modello che abbia lo spegnimento di frigo e congelatore separati, in modo da poter spengere il primo lasciando acceso il secondo (per es. quando si fa lo sbrinamento e quando si va in vacanza); nella scelta di un nuovo frigo occorre anche tenere presente la quantità di persone in famiglia e anche un modello che non usi al suo interno prodotti contenenti CFC, cioè quei gas che danneggiano l’ozono. Occorre non regolare la temperatura al massimo (meglio tra minimo e medio), posizionare (se possibile) il frigo lontano da sorgenti di calore e sbrinarlo ogni tanto. Altri piccoli accorgimenti riguardano l’uso quotidiano: non aprire spesso la porta e troppo a lungo, fare raffreddare le pietanze cotte prima di metterle in frigo e, quando si usano i surgelati, farli scongelare in frigo: ci mettono di più, ma permettono al frigo di sfruttare la temperatura che dissipano.</p>
<p align="justify">Forno</p>
<p align="justify">Qui il risparmio è più difficile. Si può però scegliere un modello a gas invece che elettrico. Anche il forno a microonde consuma poca energia (però ne occorre moltissima per la sua fabbricazione), ma il suo sistema di funzionamento non permette cotture uguali al forno tradizionale elettrico o a gas ed inoltre sulla sua sicurezza non ci sono pareri concordi. Gli unici consigli che si possono dare sono di aprire il meno possibile lo sportello del forno, preriscaldarlo solo quando necessario e magari spengerlo un po’ prima della fine della cottura, sfruttando il caldo che ha prodotto.</p>
<p align="justify">Lavatrice</p>
<p align="justify">La scelta di questo elettrodomestico consente dei buoni risparmi di energia, acqua e detersivo (e quindi di scarichi inquinanti): sono preferibili quindi i nuovi modelli con lavaggio a pioggia o simili e, se si ha lo scaldabagno a gas o solare, con ingresso separato per acqua calda e acqua fredda, mantre sono da evitare le lavatrici che hanno anche la funzione di asciugabiancheria: consumano moltissimo! Accorgimenti per un buon utilizzo: lavare i capi quando sino effettivamente sporchi; preferire i programmi a bassa-media temperatura (40-60 °C); usare la lavatrice a pieno carico (il mezzo carico, una funzione molto utilizzata negli ultimi anni, non riduce i consumi della metà!), cercare di evitare i lavaggi nelle ore di punta: rendendo omogenea la richiesta di energia, si evita la costruzione di nuove centrali.</p>
<p align="justify">Lavastoviglie</p>
<p align="justify">Come per la lavatrice, la parte più grande del consumo riguarda il riscaldamento dell’acqua, quindi sono da preferire modelli che hanno la possibilità di escludere l’asciugatura e, soprattutto, che hanno l’ingresso di acqua calda e fredda separati (se si ha l’acqua scaldata da scaldabagno a gas o solare). Accorgimenti: usarla solo quando necessario e magari usando cicli economici; usarla sempre a pieno carico (piena o vuota il consumo è lo stesso) e magari fuori dalle ore di punta (9-12, 16-19).</p>
<p align="justify">Scaldabagno</p>
<p align="justify">L’acqua calda è una di quelle comodità di cui oggi difficilmente si può fare a meno. La scelta dell’apparecchiatura che la produca è molto importante ed è vincolata dal tipo di abitazione che si possiede. Ci sono varie soluzioni: il classico scaldabagno elettrico che costa poco nell’acquisto, installazione e manutenzione, ma ha un elevato consumo di energia; lo scaldabagno a gas (esiste il tipo istantaneo che produce l’acqua calda quando serve e quello ad accumulo che, come quello elettrico, mantiene alla temperatura voluta l’acqua contenuta nel suo serbatoio: si capisce subito che il secondo tipo consuma molto di più) ha un buon prezzo d’acquisto, una relativa semplicità di installazione, un basso costo di manutenzione e un moderato consumo di energia; quello solare che costa molto all’acquisto e all’installazione ma che ha un consumo nullo o comunque bassissimo e un costo di manutenzione accettabile; quello a pompa di calore ha un costo leggermente inferiore a quello solare e una installazione, manutenzione e consumo paragonabile a quello a gas. Si può quindi anche usare la caldaia del riscaldamento centralizzato oppure, se possibile, anche la caldaia del termosingolo (occorre quindi scegliere allora una caldaia che preveda anche la produzione di acqua calda). E’ comunque cnsigliabile l’installazione di un sistema che non sia elettrico.</p>
<p><strong>Automobile</strong></p>
<p align="justify">Per qualcuno è uno status symbol, oggetto di desiderio e venerazione, per altri una fabbrichetta di puzzi e veleni, per qualche altro solo un mezzo di trasporto. Quello che è certo è che non è un oggetto che possa lasciare il mondo intorno a noi senza danni. I danni ambientali causati dalle auto sono moltissimi, e i bollettini degli inquinanti che leggiamo tutti i giorni sul giornale sono lì a confermarlo: ossidi di azoto, di carbonio, ozono e poi perdite di olio, vapori di benzene, polveri&#8230; che fare? usiamola meglio, usiamola meno!</p>
<p align="justify">Usiamola meglio</p>
<p align="justify">Per ridurre i consumi occorre avere alcune accortezze, per esempio:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">avere uno stile di guida tranquillo: consumo, emissioni e rumorosità aumentano più che proporzionalmente rispetto alla velocità;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">mantenere la velocità bassa (andare a 125 kmh invece che a 110 kmh comporta un aumento di consumo del 20%; il rumore a 125 kmh è doppio rispetto a quello a 100 kmh);</p>
</li>
<li>
<p align="justify">viaggiare con i finestrini aperti e con portapacchi inutili comportano aumenti di consumo del 2% in città e fino al 20% su per corsi extraurbani;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">cercare di usare marce &#8220;alte&#8221; e di avere sempre i pneumatici alla giusta pressione permette notevoli risparmi di carburante;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">installare un impinato a GPL o metano renderebbe minori le emissioni nocive.</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Usiamola meno</p>
</li>
</ul>
<p align="justify">Questa parte è forse la più complicata da sviluppare, anche perchè, in un paese come il nostro, dove il trasporto è sempre più sulla gomma e privato, tutto &#8220;congiura&#8221; contro chi non è automunito. In effetti è difficile buttarsi nell’uso dei mezzi pubblici, siano autobus o treni, anche perchè davvero non è chiaro come far coincidere il proprio viaggio con le mille linee e autolinee. Però un po’ di impegno ci vorrebbe&#8230; da parte nostra e da parte degli amministratori. Occorre mollare un po’ di più l’auto (quando dobbiamo uscire, ci serve davvero?) e usare le gambe (perchè no?), bici, motorino o autobus. Se si pensa che la bici è il mezzo meno inquinante inventato dall’uomo, si capisce che occorre spostarci in quella direzione. In Olanda ci sono 12.000 km di piste ciclabili, mentre nella sola Berlino sono 700 km. A Firenze si può (e si deve) fare ancora molto, per cui un movimento ampio di cittadini che utilizza la bicicletta può davvero essere propositivo su questo argomento. Occorre ripensare alla bici come un mezzo di trasporto a tutti gli effetti e non ad un giocattolo o ad un attrezzo sportivo. Se avete visto, sono sempre più i treni che consentono il trasporto di biciclette al seguito del viaggiatore. E allora, proviamo!</p>
<p><strong>Finanza etica: Banca Etica e MAG</strong></p>
<p align="justify">E’ ormai risaputo che le banche investono parte dei nostri risparmi in ambiti non certo eticamente corretti (armi, droga, riciclaggio di denaro sporco, industrie inquinanti) ma laddove prevedono un maggior profitto.</p>
<p align="justify">Anche i cosiddetti &#8220;conti etici&#8221; non finanziano affatto attività pulite ma semplicemente devolvono parte degli interessi maturati dal risparmiatore ad associazioni o fondazioni che sono impegnate nel sociale.</p>
<p align="justify">Per promuovere lo sviluppo economico di tutte quelle esperienze imprenditoriali che con il proprio lavoro accrescono il benessere sociale, culturale e economico di tutta la collettività, occorre incentivare il fenomeno della &#8220;finanza etica&#8221;.</p>
<p align="justify">Si permette così l’accesso al credito da parte di imprese titolari di progetti ecologici, di solidarietà e di volontariato sociale che trovano enormi difficoltà nel reperire fonti di finanziamento.</p>
<p align="justify">I principali strumenti della finanza etica sono le MAG (Mutue Auto Gestite) e la <a href="http://www.bancaetica.com/" target="_blank" rel="noopener">Banca Etica</a>.</p>
<p align="justify">Le MAG sono cooperative che gestiscono i capitali investiti dai soci per finalità condivise da tutti i soci, con criteri di finanziamento che verificano la qualità sociale dei progetti e le reali possibilità di rientro economico, assicurando anche un certo rendimento ai soci.</p>
<p align="justify">La più importante MAG è la CTM-MAG che si propone lo sviluppo:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">delle Botteghe del commercio equo e solidale</p>
</li>
<li>
<p align="justify">delle cooperative del Sud del mondo</p>
</li>
<li>
<p align="justify">della CTM (come centrale del commercio equo)</p>
</li>
<li>
<p align="justify">del Centro Studi e Formazione degli operatori dell’economia solidale.</p>
</li>
</ul>
<p align="justify">Dall’esperienza più che decennale delle MAG e promossa da 22 associazioni non-profit (Acli, Agesci, Arci, CTM, Mani tese, Emmaus, ecc,) è nata la prima <a href="http://www.bancaetica.com/" target="_blank" rel="noopener">Banca Etica</a>.</p>
<p align="justify">La Banca Etica si differenzia dalle normali banche soprattutto in due aspetti:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">i risparmi depositati finanziano solo iniziative di cooperazione sociale ed internazionale verificate come etiche;</p>
</li>
<li>
<p align="justify">il risparmiatore in sede di sottoscrizione della propria quota può indicare il settore a favore del quale desidera che il suo capitale venga investito, scegliendo fra i diversi settori (commercio equo, ecologia, solidarietà sociale, immigrazione, ecc.).</p>
</li>
</ul>
<p align="justify">La Banca Etica è sottoposta al controllo degli organi istituzionalmente competenti (Banca d’Italia, Ufficio Cambi, ecc.) e quindi con tutte le garanzie del sistema bancario, assai forti almeno in caso di insolvenza. Fonti della Banca d’Italia affermano che il tasso di sofferenza delle banche italiane era alla fine del 1996 di circa l’ 11,2% contro il 2% della Grameen Bank (il primo esempio di Banca Etica, nato in Bangladesh).</p>
<p align="justify">La sfida non è di poco conto, toccando un settore, quello del credito, che è il settore del profitto &#8220;selvaggio&#8221;.</p>
<p><strong>LA FORMAZIONE</strong></p>
<p align="justify">In un mondo come il nostro, che diventa ogni giorno più complesso è sempre più importante essere formati e informati di ciò che accade. Perchè?</p>
<p align="justify">La nostra naturale indignazione di fronte alle ingiustizie resta una parola al vento se non si trasforma in azione concreta. E l’azione concreta non costruisce niente se chi si attiva non è adeguatamente motivato in ciò che fa: altrimenti corriamo il rischio di fare qualcosa che non è diverso da mille altre cose.</p>
<p align="justify">Siamo contro lo sfruttamento dei popoli del sud del mondo? Non ci va che ci sia sempre più spazzatura? La guerra ci fa paura? Quando percepiamo la necessità di un cambiamento nel mondo che ci circonda, la prima cosa da fare è capire, cercare di approfondire l’argomento che ci interroga, altrimenti, dopo una prima fase di interesse emotivo, non appena cala l’attenzione generale sul problema, la disattenzione cala anche nella nostra mente, mentre nella realtà il problema resta.</p>
<p align="justify">Essere motivati, e quindi formati, ci fa restare distanti dagli interessi creati ad arte, ci fa meditare in modo più approfondito sugli avvenimenti, ci fa agire in modo meno intenso ma più fedele.</p>
<p align="justify">Come ci si forma allora? Da dove prendere le informazioni?</p>
<p align="justify">Cosa fare allora? Vediamo qualche piccolo consiglio su come muoversi nel mondo dell’informazione.</p>
<p align="justify">Si può certamente dire che nessun giornale è neutrale e, di fronte a ciò, sembrerebbe inutile impegnarsi a leggerli. Invece si possono cercare le notizie fra le righe, consci di questa &#8220;non neutralità&#8221; e del fatto che quelli pubblicati sono una minima parte dei fatti effettivamente accaduti nel mondo. Sarà perciò necessario ampliare l’attenzione verso un numero maggiore di giornali. Può succedere che qualche testata non pubblichi notizie che riguardano comportamenti poco chiari da parte di una azienda che è anche inserzionista del giornale stesso. Occorre quindi integrare le proprie letture quotidiane con altre fonti più &#8220;indipendenti&#8221; (almeno per qualche aspetto). Per avere più informazioni su ambiente, pace, diritti umani, consumo critico, occorre cercare anche pubblicazioni di qualche associazione o in qualche rivista missionaria. E’ un lavoro faticoso, ma dà molta soddisfazione.</p>
<p align="justify">Per quanto riguarda i telegiornali invece, lo spazio che i temi sopracitati occupano è minimo, a meno che non ci sia un’ emergenza in atto. Inoltre, nella maggior parte dei casi le informazioni vengono date in modo parziale e superficiale.</p>
<p align="justify">I libri &#8220;a tema&#8221; hanno l’indiscutibile vantaggio di condensare e approfondire gli argomenti. Probabilmente, ora come ora, sono gli strumenti migliori che ci sono per saperne di più. Chiaramente devono essere scritti da persone competenti e che sappiano spiegare in modo semplice i temi.</p>
<p align="justify">A parte la carta stampata, diventa coinvolgente e interessante partecipare ad incontri dove siano presenti degli esperti o testimoni. Questo fa sì che chi ascolta si senta parte attiva del problema, avendo anche la possibilità di esprimere direttamente all’&#8221;esperto&#8221; i dubbi e le domande che ha.</p>
<p align="justify">Il problema è che spesso gli incontri con queste persone, organizzati da gruppi o associazioni di volontari, vengono pubblicizzati all’ultimo momento.</p>
<p align="justify">Per finire, stanno emergendo le reti telematiche, come <a href="http://www.retelilliput.it/" target="_blank" rel="noopener">Lilliput</a>, <a href="http://www.peacelink.it/" target="_blank" rel="noopener">Peacelink</a>, <a href="http://www.unimondo.org/" target="_blank" rel="noopener">Unimondo</a>. Su Internet è possibile trovare tutto e il contrario di tutto: è come una gigantesca edicola mondiale dove possiamo trovare le informazioni di gruppi di volontariato (Greenpeace, Agesci, Mani Tese, etc.) così come materiale pornografico, cataloghi di vendite per corrispondenza, pubblicità di grandi aziende e così via. Un enorme mescolone che, se non sappiamo come gestire, ci lascia senza nulla in mano. Altro piccolo problema è che la maggior parte delle informazioni provengono dagli Stati Uniti e quindi sono in inglese.</p>
<p align="justify">Il limite più grande di queste reti è che occorre avere un computer e, soprattutto, saperlo usare.</p>
<p align="justify">Le informazioni non mancano, quindi. Occorre solo un po&#8217; più di attenzione e sensibilità verso &#8220;quello che gli altri non dicono&#8221;.</p>
<p><strong>Operazione &#8221; BILANCI DI GIUSTIZIA&#8221;</strong></p>
<blockquote>
<p align="justify">La campagna &#8220;BILANCI DI GIUSTIZIA&#8221;, lungi dall’essere un movimento fine a se stesso, è un valido strumento che tutti potrebbero usare, indipendentemente dall’estrazione sociale, dalla formazione ricevuta e, perché no, dall’ideologia politica, per iniziare il cammino non facile, verso un miglioramento della qualità della nostra vita.</p>
<p align="justify">Si tratta di appropriarsi, attraverso piccoli accorgimenti, di un nuovo modo di condurre le nostre azioni quotidiane, di un nuovo modo di gestire i nostri acquisti, un nuovo modo di spendere i nostri soldi. E’ di fondamentale importanza diventare consumatori critici nel senso più ampio del termine; consumatori critici di oggetti, di cibi, di combustibili e di tempo. Possiamo esserlo quando facciamo compere chiedendoci se quello che stiamo per acquistare ci serve veramente, oppure se ci chiediamo com’è stato prodotto, da chi e come è arrivato fino a noi l’oggetto in questione. Non si tratta di rinunciare al mondo intero, non è con la fuga che si risolvono i problemi; in fondo il nostro mondo non è proprio tutto da buttare. Non ci viene chiesta la collaborazione all’annientamento del sistema economico attuale, oltre che utopico, non sarebbe obiettivo: in fondo, nel dopoguerra, in alcuni paesi dal destino segnato, ha portato un benessere diffuso che altrimenti sarebbe rimasto, anche lì, a beneficio di pochi.</p>
<p align="justify">Questa campagna non deve essere uno strumento d’élite, ma un mezzo per tutte le famiglie che vivono in questo mondo con le caratteristiche che esso ha, compatibilmente ai ritmi e alle leggi che questo ci impone. Ogni famiglia, conscia dei propri limiti, che non dovrà sbandierare come giustificazione di ciò che non riesce o non vuole fare, si porrà gradualmente obiettivi sempre più ambiziosi, per acquisire pian piano quei piccoli accorgimenti che tanto potrebbero influire sul futuro delle nostre vite. Per questo l’adesione alla campagna non è, e non deve essere, una fuga, ma soltanto l’espressione di una volontà ferma a cambiare questo sistema economico; cosicché chi pubblicizza, produce e vende non metta avanti a tutto, anche ai diritti dell’uomo, il suo profitto. Vogliamo che il primo pensiero di chi ci governa non sia solo quello di rimanere seduto su quella poltrona che purtroppo garantisce ancora oggi &#8220;sponsorizzazioni&#8221; varie, ma quello di fare il bene dei propri cittadini, di tutti gli uomini e di questa terra. Così nel quotidiano possiamo fare proprie piccole azioni o gesti, che se patrimonio di tutti o di gran parte degli uomini, possono indurre i produttori, i venditori ed i politici a fare scelte diverse, più rispettose dell’uomo e dell’ambiente. Possiamo, per esempio, scegliere di andare a lavorare in autobus o in bici, invece che in macchina, sapendo che questa nostra rinuncia ad una piccola e &#8220;presunta&#8221; comodità, è un passo importante per la riduzione del tasso di CO2 , Ozono e NOx nell’aria e un esempio per chi, non avendo ancora capito che se non riduciamo le emissioni inquinanti moriremo soffocati, non l’ha ancora fatta propria. Oppure possiamo scegliere di acquistare caffè, tè, cacao e altri prodotti presso le botteghe del commercio equo e solidale invece che attraverso i circuiti della grande distribuzione. Favoriremo così l’evoluzione di un canale di commercio alternativo il cui interesse primario è quello di restituire dignità e rispetto dei diritti a quegli uomini che, lavorando inseriti nel tradizionale meccanismo di produzione fatto di grossi interessi e di leggi dettate dal denaro, sono stati derubati di tutto questo. Possiamo ancora scegliere di non comprare un oggetto, perché non indispensabile e decidere di investire quanto deriva dal nostro &#8220;non-acquisto&#8221; in progetti di valore etico-morale e sociale. Tutti questi consumi o scelte &#8220;critiche&#8221;, cioé spese sostenute non in quanto indotte, si chiameranno in gergo &#8220;spostamenti&#8221;, perché consumi sposati da un modo di spendere abitudinario e non cosciente ad un modo di consumare critico, frutto di ragionamento e di scelte dettate dal desiderio di conoscere ciò che sta dietro alle cose che ci vengono offerte nei negozi e che non vediamo, perché ben mascherato, al momento dell’offerta. Così tenendo quotidianamente il conto delle spese che facciamo e avendo cura di suddividerle in spese spostate e non, che in gergo tecnico diremo &#8220;usuali&#8221;, possiamo a fine mese redigere il nostro piccolo bilancio familiare da inviare ai coordinatori della campagna. Questo servirà, in primis, a noi per renderci conto di quanto il nostro consumo sia critico e ragionato. Infatti, guardando i vari totali del bilancio, vedi modello allegato, possiamo renderci conto immediatamente dell’importo usuale delle nostre spese e di quello che invece abbiamo spostato. Inoltre, il nostro bilancio serve per la buona riuscita della campagna; infatti l’idea è quella di avere nei rapporti di fine anno, sotto la voce &#8220;consumi spostati&#8221;, una cifra importante da proporre all’opinione pubblica e far sentire così il peso di consumatori critici non in balia dei venti politici ed economici, o di pubblicitari geniali, molto persuasivi. Alla base della campagna, al di là della buona riuscita dei numeri, c’è la volontà di creare un sottofondo &#8220;mentale&#8221; nuovo, spogliato dalle cattive abitudini acquisite in tanti anni di pressanti propagande all’insegna del progresso, del consumismo, e dell’individualismo, e la volontà di creare un movimento d’opinione che, davanti a tutto, anche al progresso e all’evoluzione scientifica, metta i diritti dell’uomo e del pianeta.</p>
<p align="justify">Non dobbiamo a questo punto dimenticare una totale riacquisizione dell’idea di tempo. Non possiamo più assoggettare questo concetto al nostro unico fine consumistico, o risolverlo stupidamente in un’unica parola: produzione. Il tempo, il nostro tempo, deve acquisire un valore nuovo, un valore diverso da quello che gli abbiamo attribuito in tutti questi anni dedicati ad un inutile quanto ingiusto accumulo di beni materiali e oggetti, i quali assorbono buona parte della nostra giornata: hanno bisogno di essere scelti prima, sistemati e curati poi. Perché nella tenda di una famiglia di Navajos si trovano circa 200 oggetti e nella casa di una famiglia europea circa 10.000? In poche parole il tempo non è denaro; il tempo è il regolatore più perfetto del nostro mondo e delle nostre vite, è quell’armonia deliziosa di cui goderebbe la nostra terra se gli uomini non si adoperassero per distruggerla. Se il tempo si fermasse niente avrebbe più ragione di esistere. Perché allora non riappropriarsene? Perché lasciarlo fuggire via rincorrendo solo cose vane ed inutili delle quali poi non possiamo godere per &#8220;mancanza di tempo&#8221;?&#8230;Quindi, accanto alla presa di coscienza relativa ai consumi, ci sembra fondamentale cominciare a rivedere la nostra relazione col tempo, riacquistandone il valore e la qualità nel rapporto. Un nuovo stile di vita dovrebbe essere caratterizzato da un nuovo uso di questo: valori come relazioni umane, rispetto della dignità e dei diritti dell’uomo, lealtà verso gli altri, rispetto della natura e delle proprie aspirazioni personali richiedono la giusta priorità.</p>
</blockquote>
</div>
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		<title>I GAS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[nicola.furini@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2006 13:25:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo critico]]></category>
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					<description><![CDATA[Un gruppo di acquisto &#232; formato da un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all&#39;ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro. Organizzazioni di questo tipo sono sostanzialmente finalizzate all&#39;acquisto di beni particolari o a prezzi inferiori, ne esistono diverse nate in modo spontaneo tra i consumatori. Questo modo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="RTEmultiCSSID" align="justify" style="position: relative; font-family: Arial">Un gruppo di acquisto &egrave; formato da un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all&#39;ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro. Organizzazioni di questo tipo sono sostanzialmente finalizzate all&#39;acquisto di beni particolari o a prezzi inferiori, ne esistono diverse nate in modo spontaneo tra i consumatori.</div>
<div id="RTEmultiCSSID" align="justify" style="position: relative; font-family: Arial">Questo modo di organizzarsi dei consumatori d&agrave; vita ad un GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) nel momento in cui si decide di utilizzare il concetto di solidariet&agrave; come criterio guida nelle scelte quotidiane di consumo del gruppo. Appunto per questo si parla di gruppo solidale, intendendo una solidariet&agrave; ampia che a partire dai membri del gruppo stesso si estende ai piccoli produttori che forniscono i prodotti, fino a comprendere il rispetto dell&#39;ambiente ed i popoli del Sud del mondo e tutti coloro che, a causa dello spreco e della ingiusta ripartizione delle ricchezze, subiscono le conseguenze inique di questo modello di sviluppo.</div>
<div id="RTEmultiCSSID" align="justify" style="position: relative; font-family: Arial">&nbsp;</div>
<div id="RTEmultiCSSID" align="justify" style="position: relative; font-family: Arial">L&#39;esperienza dei GAS realizza quindi una rete di solidariet&agrave; che si estende al mondo circostante, consentendo a coloro che hanno pochi soldi di praticare il consumo critico. Infatti, mentre &egrave; ormai possibile trovare nei supermercati prodotti biologici a prezzi competitivi, i prodotti garantiti da un punto di vista solidale continuano ad essere cari poich&eacute; al di fuori del giro della grande distribuzione. Acquistare in gruppo permette di superare questo ostacolo grazie alle grosse quantit&agrave; comprate, consentendo di realizzare un risparmio notevole.</div>
<div id="RTEmultiCSSID" align="justify" style="position: relative; font-family: Arial">Ogni gruppo d&#39;acquisto nasce con motivazioni sue, che possono essere anche in parte diverse da un gruppo ad un altro. Spesso per&ograve; alla base di questa esperienza si trova una critica profonda verso il modello di consumo e di economia globale ora imperante, insieme alla ricerca di una alternativa praticabile da subito. A volte i gruppi si ritrovano nella ricerca di prodotti biologici che costino meno rispetto ai negozi specializzati.<br />Diverse persone trovano nella ricerca dei piccoli produttori della loro zona una soluzione positiva per tirarsi fuori dal circuito delle multinazionali e della grande distribuzione; e ci si rende anche conto che il gruppo aiuta molto in questo processo, soprattutto per gli aspetti organizzativi e motivazionali.<br />In questo modo succede che singole persone comincino a parlare dell&#39;idea degli acquisti collettivi nel loro giro o in gruppi cui appartengono gi&agrave;, e se trovano altre persone o famiglie interessate mettono insieme un gruppo d&#39;acquisto. Il gruppo si occupa allora di ricercare nella zona piccoli produttori rispettosi dell&#39;uomo e dell&#39;ambiente, raccogliere gli ordini tra chi aderisce, acquistare i prodotti e distribuirli.<br />La storia dei gruppi d&#39;acquisto solidali in Italia inizia nel 1994 con la nascita del primo gruppo a Fidenza, quindi a Reggio Emilia e in seguito in diverse altre localit&agrave;. Nello stesso periodo si diffonde in Italia l&#39;operazione &quot;Bilanci di Giustizia&quot;, lanciata a fine &#39;93, che chiede alle famiglie di verificare sul bilancio famigliare l&#39;incidenza delle loro modifiche allo stile di vita. Dove possibile, le famiglie si ritrovano in gruppo in cui affrontano temi di interesse comune e si organizzano per praticare comportamenti equi nella loro zona. Spesso i gruppi dei Bilanci di Giustizia praticano gli acquisti collettivi tra le loro attivit&agrave;.<br />Nel 1996 viene pubblicata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo la &quot;Guida al Consumo Critico&quot;, con informazioni sul comportamento delle imprese pi&ugrave; grandi per guidare la scelta del consumatore; l&#39;ampio elenco di informazioni documentate sulle multinazionali accelera il senso di disagio verso il sistema economico e la ricerca di alternative.<br />Nel 1997 nasce la rete dei gruppi d&#39;acquisto, allo scopo di collegare tra loro i diversi gruppi, scambiare informazioni sui prodotti e sui produttori, e diffondere l&#39;idea dei gruppi d&#39;acquisto.<br />Questa esperienza &egrave; ora in fase di crescita, sia per la creazione di nuovi gruppi che per la sua visibilit&agrave;.<br />Un archivio di importanti risorse pu&ograve; essere consultato cliccando qui.</p>
<p>Puoi trovare il libro &quot;LA GUIDA DEI GAS&quot; di  Andrea Saroldi &quot;Gruppi di Acquisto Solidali&quot; Edizioni EMI 2001, Lire 12&rsquo;000 &#8211; presso le Botteghe del Mondo, presso le librerie Feltrinelli, le librerie cattoliche, oppure richiederlo alla EMI, via di Corticella 181, 40128 Bologna, tel. 051/326027, posta elettronica: sermis@emi.it</p></div>
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		<title>Come si fa il consumo critico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[nicola.furini@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2006 13:23:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo critico]]></category>
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					<description><![CDATA[Alla base di ogni scelta del consumatore responsabile è la corretta informazione, per cui ognuno dovrebbe dotarsi di buoni libri, guide, manuali sul consumo critico, leggere periodici che si interessano di tematiche legate al concetto di giustizia sociale ed economica, cercare fonti che forniscano informazione alternativa e controcorrente, confrontarsi con altre persone o gruppi di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="RTEmultiCSSID" style="position: relative; font-family: Arial;">
<p>Alla base di ogni scelta del consumatore responsabile è la corretta informazione, per cui ognuno dovrebbe dotarsi di buoni libri, guide, manuali sul consumo critico, leggere periodici che si interessano di tematiche legate al concetto di giustizia sociale ed economica, cercare fonti che forniscano informazione alternativa e controcorrente, confrontarsi con altre persone o gruppi di persone interessate alle stesse tematiche. Si ritiene indispensabile la &#8220;Guida al consumo critico&#8221; edita dalla EMI (è disponibile anche una &#8220;miniguida&#8221; redatta al movimento <a href="http://www.mediavip.it/gocce" target="_blank" rel="noopener">Gocce di Giustizia</a>); suggeriamo di leggere periodicamente anche <a href="http://www.nigrizia.it/" target="_blank" rel="noopener">Nigrizia</a>, <a href="http://www.manitese.it/" target="_blank" rel="noopener">Mani Tese</a>, <a href="http://www.vita.it/" target="_blank" rel="noopener">Vita</a>, <a href="http://www.altreconomia.it/" target="_blank" rel="noopener">AltrEconomia</a>, ecc.</p>
<p>Con una corretta informazione, ma soprattutto rompendo letteralmente le scatole ai negozianti e ai produttori con numerose e insistenti domande, il consumatore responsabile orienta la sua scelta verso quei prodotti che rispondono alla sua scala di valori, che per un cristiano sarà certamente diversa da quella di un trafficante di armi.</p>
<p>Le difficoltà sono enormi, ma il consumatore non deve e non può rassegnarsi, non può stare zitto, altrimenti la situazione già grave potrebbe peggiorare. Ci si deve battere affinché lo sviluppo economico non significhi soltanto sfruttamento delle popolazioni povere, depauperamento delle materie prime e inquinamento, ma benessere e miglioramento delle condizioni di vita.</p>
<p>Un&#8217;ottima modalità di praticare il consumo critico è quella di far parte di un <a href="http://pages1.inrete.it/cocorico/gruppi/index.html" target="_self" rel="noopener">GAS &#8211; Gruppo di Acquisto Solidale </a>(cosa che sta cercando di fare anche il gruppo GRACES).</p>
<p>!!pagebreak!!</p>
<p align="left">I gruppi di acquisto solidali orientano i loro acquisti collettivi verso piccoli produttori locali rispettosi dell&#8217;uomo e dell&#8217;ambiente. Acquistare in questo modo comporta una lunga serie di vantaggi, che sono poi le motivazioni che spingono le persone a far parte dei gruppi di acquisto. Proviamo a vedere i principali vantaggi di questa pratica di acquisto.</p>
<ul>
<li>
<p align="left">perché scegliere prodotti locali</p>
</li>
<li>
<p align="left">perché scegliere piccoli produttori</p>
</li>
<li>
<p align="left">perché scegliere prodotti biologici o ecologici</p>
</li>
<li>
<p align="left">perché porre attenzione alle condizioni di lavoro</p>
</li>
<li>
<p align="left">perché acquistare in gruppo</p>
</li>
</ul>
<hr />
<p align="left"><a title="prodottilocali" name="prodottilocali"></a>Perché scegliere prodotti locali</p>
<p>&#8211; I trasporti</p>
<p>Scegliere prodotti locali significa in primo luogo ridurre l&#8217;inquinamento, il consumo di energia ed il traffico per il trasporto della merce. Nell&#8217;economia globale i beni viaggiano da una parte all&#8217;altra del pianeta in seguito a considerazioni economiche sul costo della manodopera e delle materie prime nei diversi luoghi. Questa calcolo economico svolto dalle aziende non tiene però conto dei costi indiretti dei trasporti che vengono scaricati sulla collettività. Tali costi comprendono l&#8217;inquinamento, l&#8217;utilizzo delle strade, l&#8217;impiego di energia fossile, gli incidenti stradali, le perdite di tempo dovute alla congestione del traffico. Se tali costi venissero attribuiti direttamente su chi li genera, scopriremmo quanto incide il costo del trasporto su di un prodotto e saremmo naturalmente portati a scegliere prodotti locali. In assenza di questo sistema di attribuzione dei costi, possiamo supplire con la nostra intelligenza e preferire prodotti locali. Detto in un altro modo, scegliere prodotti locali è un modo per diminuire il nostro carico ambientale. I prodotti locali, inoltre, dovendo viaggiare di meno possono arrivare più freschi sulle nostre tavole e quindi richiedono meno conservanti.</p>
<p>&#8211; La conoscenza</p>
<p>Un altro vantaggio nella scelta di prodotti locali è la possibilità di conoscere meglio il comportamento della ditta che li produce. I gruppi di acquisto cercano un contatto diretto con i produttori, ad esempio andandoli a trovare per conoscerli e vedere quali sono i metodi di lavoro. In alcuni casi si organizzano delle gite presso il produttore con degustazione di prodotti tipici. È in questo modo più difficile che un produttore adotti comportamenti che non condividiamo senza che noi lo veniamo a sapere. Quando conosciamo la storia di un prodotto che mangiamo o utilizziamo, cambia anche il nostro rapporto verso di esso. L&#8217;oggetto o il cibo escono dall&#8217;anonimato ed acquistano una loro storia.</p>
<p>&#8211; Culture e colture</p>
<p>I prodotti locali spesso si accompagnano a colture e culture tradizionali della propria zona; sia le colture che le culture rischiano di scomparire sotto le spinte di uniformità del mercato globale. Mangiare prodotti tradizionali è un modo per allungare la loro vita e proteggere la biodiversità, oltre che conservare un mondo di sapori, ricette e tradizioni.</p>
<hr />
<p align="left"><a title="piccoliproduttori" name="piccoliproduttori"></a>Perché scegliere piccoli produttori</p>
<p>&#8211; La conoscenza</p>
<p>Una maggiore facilità nella conoscenza del produttore si ha anche nella scelta di produttori piccoli, in quanto in generale una azienda piccola ha un potere di influenza minore e può essere verificata più facilmente.</p>
<p>&#8211; L&#8217;occupazione</p>
<p>I produttori piccoli sono in generale ad elevata intensità di mano d&#8217;opera (ore di lavoro utilizzate per un prodotto), rispetto alle aziende grandi che sono per lo più ad elevata intensità di capitale (quota di finanziamenti utilizzata per un prodotto). La scelta dei primi rispetto ai secondi è quindi uno strumento importante per creare occupazione, ovvero per fare in modo che i soldi che spendiamo servano a pagare in misura maggiore chi ha lavorato rispetto alle banche o agli azionisti.</p>
<hr />
<p align="left"><a title="prodottibiologici" name="prodottibiologici"></a>Perché scegliere prodotti biologici o ecologici</p>
<p>&#8211; La salute</p>
<p>I gruppi di acquisto solidali in genere si orientano verso prodotti biologici o ecologici, o comunque a basso impatto ambientale. La prima motivazione è la salute, sia di chi consuma o utilizza il prodotto, sia di chi lo produce. Possiamo in questo modo mangiare cose naturali, recuperando anche i sapori della tradizione.</p>
<p>&#8211; L&#8217;ambiente</p>
<p>A questa si unisce ovviamente l&#8217;attenzione alla conservazione della natura e quindi anche alla salute delle generazioni future. Non staremo a fare l&#8217;elenco dei guai ambientali in cui ci siamo cacciati, l&#8217;acquisto di prodotti biologici o ecologici ha un effetto diretto sulla diminuzione dei pesticidi, dell&#8217;inquinamento, del consumo di risorse e di energia.</p>
<hr />
<p align="left"><a title="condizionidilavoro" name="condizionidilavoro"></a>Perché porre attenzione alle condizioni di lavoro</p>
<p>&#8211; Il lavoro</p>
<p>L&#8217;economia mondiale, nell&#8217;era della globalizzazione, sta portando ad una corsa verso il fondo nelle condizioni di lavoro: le multinazionali spostano la loro produzione dove i costi sono più bassi, ovvero dove la manodopera è pagata meno ed i diritti dei lavoratori sono meno rispettati. Il prezzo basso a cui possiamo comprare un giocattolo in plastica proveniente dall&#8217;Asia è una magra consolazione se pensiamo che i posti di lavoro in Italia si trovano a competere con paghe enormemente inferiori in qualche angolo del mondo. L&#8217;unico modo per uscire da questa corsa verso il fondo che danneggia tutti è richiedere un livello minimo accettabile nelle condizioni di lavoro che debba essere rispettato in qualsiasi parte del mondo. Preferire i prodotti senza sfruttamento significa aiutare a regolare il mercato del lavoro.</p>
<hr />
<p align="left"><a title="acquistareingruppo" name="acquistareingruppo"></a>Perché acquistare in gruppo</p>
<p>&#8211; La socializzazione</p>
<p>Trovarsi in gruppo con un obiettivo comune aiuta a vivere delle relazioni e favorisce lo scambio di idee. Analizzare prodotti e produttori porta ad uno scambio di esperienze tra i partecipanti utile per definire insieme dei criteri per guidare le nostre scelte. Il gruppo fornisce un importante appoggio psicologico, e le immancabili cene a base di prodotti tradizionali aiutano a presentare l&#8217;economia come un&#8217;esperienza conviviale.</p>
<p>&#8211; Sviluppare insieme una mentalità critica</p>
<p>Il gruppo aiuta anche a non sentirsi soli nella propria critica al consumismo, e anzi favorisce lo sviluppo comune di una mentalità di consumo critico. Inoltre, il gruppo di acquisto aiuta a decidere i propri consumi e quindi le proprie spese, favorendo la scelta verso ciò che ci serve di più. Il gruppo aiuta anche, attraverso l&#8217;esperienza concreta, a liberarsi dal senso di frustrazione che coglie il consumatore critico quando vaga tra gli scaffali del supermercato alla ricerca di un prodotto &#8220;etico&#8221; che sempre si nasconde.</p>
<p>&#8211; Il risparmio</p>
<p>Nella pratica degli acquisti collettivi inoltre si risparmia anche, in quanto il produttore si vede assicurata una certa quantità di ordini ed è quindi disposto a fare degli sconti, ed è possibile saltare il livello della distribuzione e quindi risparmiare su uno degli intermediari. In questo modo prodotti come ad esempio quelli biologici possono avere un prezzo accessibile a tutti. La salute non deve essere un lusso per una élite.</p>
<p>&#8211; Influire sulla produzione</p>
<p>Acquistando in gruppo e conoscendo direttamente il produttore è inoltre possibile influenzarne in modo più diretto il comportamento, sia per il tipo di prodotti, che in generale per le scelte di conduzione della attività. È anche possibile richiedere confezioni grandi da dividere tra i componenti del gruppo diminuendo così gli imballaggi.</p>
<p>&#8211; Il sostegno ai produttori</p>
<p>Con lo strumento degli acquisti collettivi è possibile fornire una possibilità di sbocco a molti piccoli produttori che si trovano esclusi dai canali della grande distribuzione, che per sua natura preferisce aziende medie o grandi che possono garantire una certa produzione.</p>
<p>&#8211; L&#8217;economia locale</p>
<p>I gruppi d&#8217;acquisto vanno nella direzione della creazione di una zona di economia locale, in cui ci si scambia per lo più beni e servizi all&#8217;interno di una regione. Questo processo è un modo per marginalizzarsi rispetto all&#8217;economia globale e quindi limitarne gli effetti speculativi. In questo modo, si valorizzano varietà e tradizioni locali minacciate dalle egemonie monoculturali. I gruppi di acquisto costituiscono quindi anche una pratica di alternativa economica.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Dossier consumo critico</title>
		<link>https://www.graces.it/2004/03/31/dossier-consumo-critico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[nicola.furini@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2004 10:38:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo critico]]></category>
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					<description><![CDATA[Il ciclone commercio equo, l&#39;&#34;esplosione&#34; dei Gas (gruppi d&#39;acquisto solidali), la lunga marcia della finanza etica e tutto quello che sta cambiando sotto il cielo del consumo critico in Italia. Aumenta nel nostro Paese la propensione al consumo critico. Il 40 per cento degli italiani compie scelte di consumo critico. Le &#34;intenzioni d&#39;acquisto&#34; degli italiani [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">Il ciclone commercio equo, l&#39;&quot;esplosione&quot; dei Gas (gruppi d&#39;acquisto solidali), la lunga marcia della finanza etica e tutto quello che sta cambiando sotto il cielo del consumo critico in Italia. <br />Aumenta nel nostro Paese la propensione al consumo critico. Il 40 per cento degli italiani compie scelte di consumo critico. Le &quot;intenzioni d&#39;acquisto&quot; degli italiani rappresentano un mercato potenziale di notevoli proporzioni </p>
<p>Dossier a cura di Redattore Sociale</p></div>
<p><span id="more-80"></span></p>
<div align="justify">&quot;Il Sottile filo della responsabilit&agrave;  civica&quot;, 8&deg; rapporto sull&#39;associazionismo sociale dell&#39;Istituto di ricerche educative e formative (Iref) delle Acli segnala una novit&agrave;  nei comportamenti degli italiani, sempre pi&ugrave; orientati verso scelte di consumo &quot;socialmente responsabili&quot;. </div>
<div align="justify">Il 39,8% degli intervistati afferma di compiere scelte di consumo critico. Di questi, il 57,3% si dedica ad acquisti di prodotti del commercio equo solidali mentre il 36% dichiara di seguire stili di vita sobri. Il turismo responsabile sembra ancora un fenomeno di nicchia: lo praticano lo 0,7% di quanti affermano di compiere scelte di consumo critico. La scelta di comportamenti etici viene motivata, nella maggior parte dei casi con la convinzione che il consumo &quot;debba avere una finalit&agrave;  sociale&quot;. Lo afferma il 55,7% degli intervistati, mentre il 26,2% dichiara di farlo per aiutare le associazioni che operano nel settore. </div>
<div align="justify">Chi sono i consumatori critici? Dal rapporto Iref emerge che si tratta soprattutto di donne (il 31,2% contro il 25,5% degli uomini) e adulti di et&agrave;  compresa tra 35 e 44 anni (il 38,9% di quanti dichiarano di agire in modo &quot;socialmente responsabile&quot;). Il 2,7% degli intervistati s&#39;interessa di forme d&#39;investimento etico del denaro, anche se solo lo 0,4% le pratica realmente. </div>
<div align="justify">
<p>COMMERCIO EQUO E SOLIDALE IN ITALIA</p>
<p>Un quarto degli italiani conosce ormai il commercio equo. Un fatturato che ha raggiunto i 60 milioni di euro, con incrementi fino al 50 per cento nell&#39;ultimo anno </p>
<p>Il commercio equo rappresenta lo 0,01 % circa del commercio mondiale. Sembra poco ma, in questo mercato parallelo che vede al lavoro circa un milione di in 50 diversi Paesi, in Africa, Asia e America Latina, la vendita globale di prodotti ha toccato nel 2002 i 400 milioni di dollari, che significano 30 milioni di dollari di reddito in pi&ugrave; nelle tasche di produttori e lavoratori del Sud del mondo, 250 milioni di dollari di prodotti comprati dagli scaffali dei negozi tradizionali. Il 22 o 23% del prezzo finale dei prodotti del commercio equo resta alle organizzazioni del Sud del mondo. Efta (European fair trade association, ovvero l&#39;Associazione europea del commercio equo), stima dal 40 all&#39;80 % in pi&ugrave; l&#39;importo delle retribuzioni corrisposte ai produttori del &quot;fair trade&quot; rispetto alla retribuzione media dei produttori esclusi dal circuito &quot;equo&quot;. </p>
<p>Le centrali d&#39;importazione nel mondo sono circa 100. L&#39;italiana &quot;Ctm Altromercato&quot; &egrave; la seconda al mondo per dimensioni dopo la tedesca &quot;Gepa&quot;. &quot;Ctm Altromercato&quot; ha rapporti con oltre 150 gruppi di produttori e artigiani in 40 Paesi di America Latina, Asia e Africa.</p>
<p>Le &quot;Botteghe del Mondo&quot;, (cos&igrave; si chiamano i negozi che vendono prodotti del commercio equo), nel giugno 2003 in Italia sono 437 (di cui 100 nate negli ultimi tre anni) mentre sono oltre 4 mila in tutto il mondo, gestite da 200 mila volontari. Alla fine del 2003 le botteghe italiane coinvolgevano oltre 6 mila volontari e secondo un&#39;indagine Doxa del 2002 (effettuata su un campione di 5.424 persone) oltre il 23% della popolazione italiana conosceva il commercio equo.<br />Quella del commercio equo e solidale &egrave; una realt&agrave;  economica in continua crescita, con un fatturato stimato superiore ai 60 milioni di euro in Italia (contro i 20 stimati nel 1999). Negli ultimi due anni la crescita del suo fatturato ha raggiunto livelli altissimi. &quot;Ctm Altromercato&quot; nell&#39;ultimo anno ha toccato i 38,2 milioni di euro di fatturato (260 botteghe, 300 punti vendita nella grande distribuzione); tra il 2001 e il 2003 ha segnato incrementi del 65% e del 50%, tra il 1998 e il 2002 ha raddoppiato gli addetti retribuiti. </p>
<p>&quot;Commercio Alternativo&quot; di Ferrara, altra centrale importatrice, nel 2002 ha toccato i 4,5 milioni di euro di fatturato, crescendo del 60% tra il 2001 e il 2002, passando inoltre da 4 a oltre 30 addetti. Tenendo conto di quanto realizzato dalle singole botteghe in Italia il movimento ha raggiunto un fatturato annuo al dettaglio di oltre 60 milioni di euro.<br />Ecco i fatturati di altre centrali importatrici italiane nel 2002, in milioni di euro<br />Equoland 1,75 (2003*)/ Libero mondo 1,7/ Equomercato 1/ Roba 0,65 </p>
<p>Il commercio equo interessa sempre di pi&ugrave; al mondo accademico dell&#39;economia ufficiale: All&#39;inizio di marzo si &egrave; insediato a Milano il comitato scientifico che avvier&agrave;  un&#39;indagine nazionale quantitativa sul commercio equo e solidale. Lo studio &egrave; promosso dal &quot;Centro di Ricerche per la Cooperazione&quot; dell&#39;Universit&agrave;  Cattolica di Milano e il &quot;Dipartimento di Economia pubblica&quot; dell&#39;Universit&agrave;  degli Studi di Milano &#8211; Bicocca. Nella ricerca, di cui sono responsabili Gianpaolo Barbetta e Patrizio Tirelli, saranno coinvolte le principali organizzazioni del commercio equo e solidale. </p>
<p>Info: &quot;Centro di Ricerche per la Cooperazione&quot; dell&#39;Universit&agrave;  Cattolica di Milano Tel.: 02 7234.2466 e-mail: <a href="mailto:cooperazione.ricerche@unicatt.it">cooperazione.ricerche@unicatt.it</a><br />Siti utili: <a href="http://www.altromercato.it">www.altromercato.it</a>, <a href="http://www.agices.it">www.agices.it</a>, <a href="http://www.assobdm.it">www.assobdm.it</a></p>
<p>GRUPPI D&#39;ACQUISTO SOLIDALE</p>
<p>I Gas (Gruppi d&#39;acquisto solidale) sono il pi&ugrave; imponente fenomeno &quot;spontaneo&quot; legato al consumo critico. Nell&#39;ultimo anno sono raddoppiati e quelli esistenti non riescono a far fronte alle richieste. Ormai sono 150 in tutta Italia. </p>
<p>I Gas sono gruppi di consumatori che decidono di acquistare collettivamente prodotti alimentari e di consumo quotidiano, orientando la scelta dei produttori da cui rifornirsi in modo etico ed ecologico. Nuovi gruppi d&#39;acquisto nascono a ciclo continuo, soprattutto al Nord. Oggi sono pi&ugrave; di 40 nella sola Lombardia. A fine 2001 erano appena 20. Una stima prudente indica circa 150 Gas sparsi in tutta Italia, con Lombardia e Piemonte a fare da capofila. E circa 5000 famiglie coinvolte. La loro crescita &egrave; stata esponenziale. In due anni l&#39;incremento &egrave; stato del 100%. <br />Potenzialmente una famiglia potrebbe acquistare circa l&#39;80% del proprio fabbisogno alimentare e d&#39;igiene personale presso il proprio gruppo d&#39;acquisto. A testimonianza di questo sviluppo tumultuoso ad Arese (Mi) &egrave; nato a febbraio 2004, da un Gas locale, &quot;Bem vivir&quot; vero e proprio negozio in cui trovare un&#39;amplia scelta di beni di consumo responsabile.<br />In Piemonte sta iniziando a funzionare &quot;Micromercato srl&quot;, sociaet&agrave;  che si occupa di trasportare a domicilio la spesa dei membri dei gruppi d&#39;acquisto. </p>
<p>Siti e riferimenti utili: Intergas (in costruzione) <a href="http://www.gasmilano.it">www.gasmilano.it</a>, Bemvivir tel. 02-93580260</p>
<p>FINANZA ETICA IN ITALIA</p>
<p>Banca Popolare Etica ha toccato quota 10 mila conti correnti. Ma la finanza etica non &egrave; solo Bpe: le Mag, finanziarie etiche raccolgono 9 milioni di euro di risparmio.</p>
<p>L&#39;esperienza italiana della finanza etica nasce tra la fine degli anni Settanta e l&#39;inizio degli anni Ottanta, con l&#39;emergere del risparmio autogestito. <br />Sono le Mag (sigla che sta per Mutua Auto Gestione) le prime figure di riferimento di questo mondo. La prima Mag nasce a Verona nel 1978, con gli obiettivi (comuni alle Mag che ne seguiranno l&#39;esempio) di impiegare il denaro meglio di una banca, orientandolo cio&egrave; verso progetti compatibili con i valori &quot;alti&quot;. Oggi sono 5 le Mag in Italia: in totale raccolgono circa 9 milioni di euro di risparmio. Oltre a Mag Servizi di Verona ci sono la torinese Mag4, Mag2 (Milano), Mag6 (Reggio Emilia), Mag Venezia.</p>
<p>Accanto alle Mag (anzi, su iniziativa di alcune di esse) &egrave; nata, a Padova nel 1999 la Bpe (Banca Popolare Etica), la prima e unica banca etica italiana. Bpe &egrave; una banca cooperativa, creata con l&#39;obiettivo di dare alla finanza etica uno strumento operativo, ma anche con quello di essere una banca per il &quot;terzo settore&quot;. Oggi Banca Etica ha otto filiali (oltre Padova Milano, Roma, Firenze, Bologna, Vicenza, Treviso e Brescia), oltre 22.700 clienti (erano 16 mila a fine 2002) e 16 milioni di euro di capitale sociale. Nel 2003 Bpe ha raccolto 252 milioni di euro di risparmio, ed ha accordato oltre 150 milioni di finanziamenti. I conti correnti aperti di Banca etica sono 10 mila; complessivamente in cinque anni sono stati finanziati oltre 1.100 progetti e realt&agrave; . Recentemente, Bpe ha costituito &quot;Etica sgr&quot;, societ&agrave;  di gestione del risparmio che permette di investire in prodotti finanziari caratterizzati da un alto grado di trasparenza e responsabilit&agrave;  sociale (certificati dal marchio di garanzia europeo Ethibel).</p>
<p>In Italia esistono altre realt&agrave;  di finanza etica: a Milano vale la pena di ricordare Mag 2 Finance che offre attraverso sottoscrizioni di capitale sociale la possibilit&agrave;  d investire in progetti di realt&agrave;  sociali, CreditoSud, societ&agrave;  finanziaria orientata al Sud del mondo e Dar Casa, cooperativa (nata nel 1991) che ha lo scopo di acquisire alloggi da ristrutturare e da mettere a disposizione dei ceti sociali pi&ugrave; deboli (soprattuto immigrati). Sul risparmio che raccoglie e poi utilizza a questo fine viene riconosciuto un interesse annuo lordo del 4,2%. A oggi sono stati realizzati investimenti per oltre due milioni di euro: i soci sono 1.000.<br />Siti utili: <a href="http://www.bancaetica.com">www.bancaetica.com</a>, <a href="http://www.mag2.it">www.mag2.it</a>, <a href="http://www.darcasa.net">www.darcasa.net</a></p>
<p>IL CASO BILANCI DI GIUSTIZIA: RISPARMIARE E &quot;SPOSTARE&quot; I CONSUMI</p>
<p>Essere pi&ugrave; &quot;giusti&quot; vuol dire anche risparmiare. I &quot;Bilanci di giustizia&quot;, un manipolo di famiglie diffuse in tutta Italia spendono un quarto in meno della media Istat. </p>
<p>La campagna &quot;Bilanci di giustizia&quot; &egrave; un gruppo di 700 famiglie che ha deciso di coltivare &quot;giuste relazioni&quot; con le cose, con l&#39;ambiente, con le persone tutte, e &quot;certificarle&quot;, redigendo un bilancio mensile delle loro uscite. I Bilancisti, secondo l&#39;ultimo rapporto stilato, riferito al 2002 sono giovani, benestanti e acculturati. Il 66% ha tra i 19 e i 40 anni, il 52.8% ha la maturit&agrave;  o la laurea. Spendono in media il 24% in meno di quanto ha speso un italiano medio secondo i dati ISTAT. Nelle spese che hanno fatto, hanno saputo cambiare i loro acquisti secondo criteri di giustizia, per il 26.3%: pi&ugrave; di un quarto delle loro uscite. <br />Altri cardini del loro &quot;stile di vita&quot; sono l&#39;autoproduzione (pane, detersivi) e l&#39;ospitalit&agrave; : sul sito c&#39;&egrave; un indirizzario di famiglie disponibili ad accogliere chi ha bisogno di un punto d&#39;appoggio temporaneo. <br />Info: <a href="http://www.bilancidigiustizia.it">www.bilancidigiustizia.it</a> </p>
<p>COOPERAZIONE SOCIALE &#8211; TERZO SETTORE</p>
<p>Crescono del 18,6% in due anni (nel 2001, rispetto al 1999) le cooperative sociali in Italia: sono 5.500, con 173 mila lavoratori retribuiti, per il 70% donne e 4 miliardi di euro di valore della produzione. </p>
<p>I risultati della prima rilevazione Istat sulle cooperative presentati nel gennaio 2004 parlano di una forte crescita della cooperazione sociale all&#39;inizio del terzo millennio: quasi il 20% in due anni: sono 5.500, con 173 mila lavoratori retribuiti, per il 70% donne e producono per 4 miliardi di euro. Si tratta d&#39;imprese non profit attive soprattutto nel settore dei servizi d&#39;assistenza sociale (tipici delle cooperative di tipo A, il 60% del totale); un terzo delle cooperative sociali (di tipo B) si occupa d&#39;inserimento lavorativo dei disabili e d&#39;altri soggetti svantaggiati, mentre il 4% &egrave; costituito da cooperative miste e il 4% da consorzi. Met&agrave;  delle imprese ha sede nell&#39;Italia settentrionale, con il Sud in particolare ritardo, e oltre il 60% &egrave; nato nell&#39;ultimo decennio, a conferma della novit&agrave;  del fenomeno. </p>
<p>Il 97% delle cooperative sociali impiega personale retribuito, oltre al lavoro dei soci (che sono 211.800, di cui 4.124 persone giuridiche). In complesso vi operano 201.422 persone, di cui il 73% sono dipendenti, quasi il 13% lavoratori con contratto di collaborazione, lo 0,5% lavoratori interinali e il 12% volontari. Le donne rappresentano il 70% del personale. Il valore della produzione complessivo &egrave; di 4 miliardi di euro l&#39;anno, pari a una media di 800 mila euro per le cooperative di tipo A, di 400 mila euro per quelle di tipo B, mentre i consorzi presentano un valore medio pari a circa 2 milioni di euro.</p>
<p>TURISMO RESPONSABILE IN ITALIA</p>
<p>I viaggi solidali raddoppiano: dal 1998 al 2003 passano da 65 a 140 le associazioni e gli enti che propongono viaggi di turismo responsabile o vacanze all&#39;insegna degli altri, del prossimo e dell&#39;ambiente.</p>
<p>Dal &#39;98, anno di fondazione di Aitr (Associazione italiana turismo responsabile), ad oggi il turismo responsabile ha registrato in Italia una forte crescita in numeri e qualit&agrave;  delle proposte. Le associazioni che fanno parte di Aitr sono passate dalle 11 iniziali alle 46 attuali: tutte associazioni senza fini di lucro che si richiamano alla &quot;Carta d&#39;Identit&agrave;  per Viaggi Sostenibili&quot;, documento scritto con l&#39;obiettivo di promuovere un modo di fare turismo che sia equo nella distribuzione di proventi, rispettoso delle comunit&agrave;  locali e a basso impatto ambientale. Scopo della Carta &egrave; evidenziare i punti attraverso i quali &egrave; possibile realizzare un viaggio che abbia davvero queste caratteristiche. Attraverso tre fasi temporali &#8211; prima, durante e dopo &#8211; vengono presi in esame tutti gli aspetti principali del viaggio, fornendo indicazioni concrete sulle modalit&agrave;  da applicare, sensibilizzando sia l&#39;utente che il tour operator. </p>
<p>Sono raddoppiate, dal 1998 al 2003, le associazioni e gli enti non profit italiani che propongono viaggi di turismo responsabile o vacanze all&#39;insegna degli altri, del prossimo e dell&#39;ambiente. Erano 65 le associazioni censite nell&#39;estate del &#39;98 da &quot;Vacanze contromano&quot;, la prima guida italiana su turismo responsabile, campi di lavoro e solidariet&agrave; , campi natura e archeologia (ed. Berti, i libri di Terre di mezzo). Nel 2003, dopo 7 anni, sono 140 le associazioni censite, di cui 61 solo nel solo campo del &quot;turismo responsabile&quot;. </p>
<p>In quesiti anni si &egrave; registrata una vera e propria &quot;emersione&quot; degli enti che propongono vacanze alternative, di pari passo con la scoperta da pare dei viaggiatori di una vacanza ispirata all&#39;impegno sociale. Rispetto al &#39;98, il panorama del turismo responsabile registra alcune novit&agrave;  importanti: <br />1) il boom del turismo responsabile fatto proprio in Italia, con week-end alla scoperta di citt&agrave;  come Napoli o sud della Sardegna e la nascita, in un area difficile come il Sulcis sardo, di bed&amp;breakfast &quot;solidali&quot;, che offrono opportunit&agrave;  lavorative e riscatto sociale. <br />2 ) la scoperta da parte dei viaggiatori italiani del &quot;turismo di comunit&agrave; &quot;, organizzato e gestito direttamente dalle comunit&agrave;  indigene del Sud del mondo.<br />Ecco i numeri degli enti attivi nel campo delle vacanze alternative nel 2003, secondo le guide &quot;Vacanze contromano&quot;, &quot;Turisti responsabili&quot;, e &quot;Vacanze tra spirito e impegno&quot;, (ed.Berti, i libri di Terre di mezzo). </p>
<p>&quot;Turismo responsabile&quot;<br />20 turismo responsabile in Paesi stranieri (+7 rispetto al &#39;98)<br />11 turismo di comunit&agrave;  (non c&#39;era nel &#39;98)<br />8 turismo responsabile in Italia (non c&#39;era nel &#39;98)<br />22 bed&amp;breakfast solidali in Italia (non c&#39;era nel &#39;98)</p>
<p>&quot;Altre vacanze alternative&quot;<br />1 turismo di scambio (ospitalit&agrave;  in casa propria) (-1 rispetto al &#39;98)<br />13 campi in missione (+6 rispetto al &#39;98)<br />12 viaggi di conoscenza (legati a progetti di ong) (+5 rispetto al &#39;98)<br />33 campi di solidariet&agrave;  (+7 rispetto al &#39;98)<br />14 campi natura (organizzati da associazioni ambientaliste) (+8 rispetto al &#39;98)<br />6 campi archeologia (+3 rispetto al &#39;98)</p>
<p>LE MANIFESTAZIONI DEL TERZO SETTORE</p>
<p>&quot;Fa&#39; la cosa giusta!&quot; non &egrave; sola. Sono sempre di pi&ugrave; le manifestazioni dedicate al consumo critico che si tengono nelle principali citt&agrave;  italiane. </p>
<p>&quot;Fa&#39; la cosa giusta!&quot; a Milano, &quot;Festa dell&#39;Altreconomia&quot; a Roma, &quot;Terra Futura&quot; a Firenze (la cui prima edizione si celebrer&agrave;  tra l&#39;altro proprio dall&#39;1 al 4 aprile 2004) , &quot;Festa dell&#39;economia solidale&quot; a Torino, &quot;Eco&amp;Equo&quot; ad Ancona, &quot;Mercato47&quot; a Brescia. E poi &quot;Tuttunaltracosa&quot; (la festa delle botteghe del commecio eque e solidali, precursore delle feste eque, la cui prima edizione si svolse nel 1996), &quot;Critical wine&quot;, &quot;Settimana dell&#39;impronta ecologica&quot;, la &quot;Giornata del non acquisto&quot;, ripresa in Italia proprio da &quot;Insieme nelle terre di mezzo&quot;. <br />A Roma il progetto, nato dalla &quot;Festa dell&#39;Altreconomia&quot; (a dicembre) e dal Tavolo istituzionale che la promuove &egrave; avere un luogo permanente dove tenere un mercato periodico di consumo critico. A Torino &egrave; il Distretto di economia solidale di Torino (Desto) a ad avere organizzato il 29 novembre 2003 la prima &quot;Festa dell&#39;economia solidale&quot;. <br />&quot;Terra futura&quot; a Firenze &egrave; una fiera internazionale organizzata da Banca Etica e Regione Toscana, dall&#39;1 al 4 aprile 2004 che presenter&agrave;  tutte le iniziative che gi&agrave;  sperimentano e utilizzano modelli di relazioni e reti sociali, di consumo, di produzione, di finanza, di commercio sostenibili.<br />Anche le fiere di settore non mancano. A maggio a Milano sar&agrave;  la volta di &quot;Tuttunaltracosa&quot;, la mostra del commercio equo e solidale. Successo anche per &quot;Critical wine&quot;, la rassegna enologica di Veronelli, al centro sociale Leoncavallo lo scorso dicembre. &quot;Mercato 47&quot;, a Brescia &egrave; una delle prime esperienze di mercato agricolo biologico realizzato da un centro sociale o da un associazione (ma ci sono anche Cantieri isola a e Verdi Ambiente e Societ&agrave;  a Milano). Ormai un classico la &quot;Giornata del non acquisto&quot;, lanciata da &quot;Terre di mezzo&quot; e ora adottata in tutta Italia, che si tiene a fine novembre di ogni anno. <br />Siti utili: <a href="http://www.terrafutura.it">www.terrafutura.it</a>, <a href="http://www.retecosol.it">www.retecosol.it</a>, <a href="http://www.altraeconomiaroma.org">www.altraeconomiaroma.org</a></p>
<p>PER MAGGIORI INFORMAZIONI CONSULTARE LA Guida al consumo critico</p>
<p>NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA 2003 <br />NUOVE TABELLE &#8211; NUOVI MARCHI &#8211; NUOVI CRITERI</p>
<p>pp.&nbsp; 480&nbsp;  &nbsp; Anno&nbsp; 2003&nbsp;  &nbsp;&nbsp; &acirc;&sbquo;&not;&nbsp; 15,00</p>
<p>Sulla spinta del consumo critico, varie imprese hanno imboccato la strada della responsabilit&agrave;  sociale e ambientale. Ma ancora troppe continuano a violare i diritti umani, sfruttano i piccoli produttori del Sud del mondo, vogliono imporci gli organismi geneticamente modificati, sostengono regimi oppressivi, finanziano scelte di guerra, riforniscono gli eserciti. </p>
<p>Ecco la necessit&agrave;  di informarci per fare sentire alle imprese tutto il nostro peso di consumatori che dicono no a comportamenti irresponsabili. Questa Guida, rivista e aggiornata, ti aiuta a stabilire su quali prodotti far ricadere le tue scelte di acquisto, per indurre le imprese a comportamenti migliori, perch&egrave; il consumo ha su di esse potere di vita o di morte.</p>
<p>Le informazioni raccolte in questa Guida si riferiscono ai 170 gruppi italiani ed esteri che incontri pi&ugrave; frequentemente al supermercato. Sono organizzate sia per tabelle di marchi (seconda parte) che per schede di impresa (terza parte) per consentirti di scegliere in modo pi&ugrave; agevole. </p>
<p>In gioco non c&#39;&egrave; solo la tua coscienza o la tua salute, ma il destino del mondo.</p>
</div>
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