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Dossier consumo critico PDF Stampa E-mail
Il ciclone commercio equo, l'"esplosione" dei Gas (gruppi d'acquisto solidali), la lunga marcia della finanza etica e tutto quello che sta cambiando sotto il cielo del consumo critico in Italia.
Aumenta nel nostro Paese la propensione al consumo critico. Il 40 per cento degli italiani compie scelte di consumo critico. Le "intenzioni d'acquisto" degli italiani rappresentano un mercato potenziale di notevoli proporzioni

Dossier a cura di Redattore Sociale
"Il Sottile filo della responsabilità civica", 8° rapporto sull'associazionismo sociale dell'Istituto di ricerche educative e formative (Iref) delle Acli segnala una novità nei comportamenti degli italiani, sempre più orientati verso scelte di consumo "socialmente responsabili".

Il 39,8% degli intervistati afferma di compiere scelte di consumo critico. Di questi, il 57,3% si dedica ad acquisti di prodotti del commercio equo solidali mentre il 36% dichiara di seguire stili di vita sobri. Il turismo responsabile sembra ancora un fenomeno di nicchia: lo praticano lo 0,7% di quanti affermano di compiere scelte di consumo critico. La scelta di comportamenti etici viene motivata, nella maggior parte dei casi con la convinzione che il consumo "debba avere una finalità sociale". Lo afferma il 55,7% degli intervistati, mentre il 26,2% dichiara di farlo per aiutare le associazioni che operano nel settore.

Chi sono i consumatori critici? Dal rapporto Iref emerge che si tratta soprattutto di donne (il 31,2% contro il 25,5% degli uomini) e adulti di età compresa tra 35 e 44 anni (il 38,9% di quanti dichiarano di agire in modo "socialmente responsabile"). Il 2,7% degli intervistati s'interessa di forme d'investimento etico del denaro, anche se solo lo 0,4% le pratica realmente.

COMMERCIO EQUO E SOLIDALE IN ITALIA

Un quarto degli italiani conosce ormai il commercio equo. Un fatturato che ha raggiunto i 60 milioni di euro, con incrementi fino al 50 per cento nell'ultimo anno

Il commercio equo rappresenta lo 0,01 % circa del commercio mondiale. Sembra poco ma, in questo mercato parallelo che vede al lavoro circa un milione di in 50 diversi Paesi, in Africa, Asia e America Latina, la vendita globale di prodotti ha toccato nel 2002 i 400 milioni di dollari, che significano 30 milioni di dollari di reddito in più nelle tasche di produttori e lavoratori del Sud del mondo, 250 milioni di dollari di prodotti comprati dagli scaffali dei negozi tradizionali. Il 22 o 23% del prezzo finale dei prodotti del commercio equo resta alle organizzazioni del Sud del mondo. Efta (European fair trade association, ovvero l'Associazione europea del commercio equo), stima dal 40 all'80 % in più l'importo delle retribuzioni corrisposte ai produttori del "fair trade" rispetto alla retribuzione media dei produttori esclusi dal circuito "equo".

Le centrali d'importazione nel mondo sono circa 100. L'italiana "Ctm Altromercato" è la seconda al mondo per dimensioni dopo la tedesca "Gepa". "Ctm Altromercato" ha rapporti con oltre 150 gruppi di produttori e artigiani in 40 Paesi di America Latina, Asia e Africa.

Le "Botteghe del Mondo", (così si chiamano i negozi che vendono prodotti del commercio equo), nel giugno 2003 in Italia sono 437 (di cui 100 nate negli ultimi tre anni) mentre sono oltre 4 mila in tutto il mondo, gestite da 200 mila volontari. Alla fine del 2003 le botteghe italiane coinvolgevano oltre 6 mila volontari e secondo un'indagine Doxa del 2002 (effettuata su un campione di 5.424 persone) oltre il 23% della popolazione italiana conosceva il commercio equo.
Quella del commercio equo e solidale è una realtà economica in continua crescita, con un fatturato stimato superiore ai 60 milioni di euro in Italia (contro i 20 stimati nel 1999). Negli ultimi due anni la crescita del suo fatturato ha raggiunto livelli altissimi. "Ctm Altromercato" nell'ultimo anno ha toccato i 38,2 milioni di euro di fatturato (260 botteghe, 300 punti vendita nella grande distribuzione); tra il 2001 e il 2003 ha segnato incrementi del 65% e del 50%, tra il 1998 e il 2002 ha raddoppiato gli addetti retribuiti.


"Commercio Alternativo" di Ferrara, altra centrale importatrice, nel 2002 ha toccato i 4,5 milioni di euro di fatturato, crescendo del 60% tra il 2001 e il 2002, passando inoltre da 4 a oltre 30 addetti. Tenendo conto di quanto realizzato dalle singole botteghe in Italia il movimento ha raggiunto un fatturato annuo al dettaglio di oltre 60 milioni di euro.
Ecco i fatturati di altre centrali importatrici italiane nel 2002, in milioni di euro
Equoland 1,75 (2003*)/ Libero mondo 1,7/ Equomercato 1/ Roba 0,65

Il commercio equo interessa sempre di più al mondo accademico dell'economia ufficiale: All'inizio di marzo si è insediato a Milano il comitato scientifico che avvierà un'indagine nazionale quantitativa sul commercio equo e solidale. Lo studio è promosso dal "Centro di Ricerche per la Cooperazione" dell'Università Cattolica di Milano e il "Dipartimento di Economia pubblica" dell'Università degli Studi di Milano - Bicocca. Nella ricerca, di cui sono responsabili Gianpaolo Barbetta e Patrizio Tirelli, saranno coinvolte le principali organizzazioni del commercio equo e solidale.


Info: "Centro di Ricerche per la Cooperazione" dell'Università Cattolica di Milano Tel.: 02 7234.2466 e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Siti utili: www.altromercato.it, www.agices.it, www.assobdm.it

GRUPPI D'ACQUISTO SOLIDALE


I Gas (Gruppi d'acquisto solidale) sono il più imponente fenomeno "spontaneo" legato al consumo critico. Nell'ultimo anno sono raddoppiati e quelli esistenti non riescono a far fronte alle richieste. Ormai sono 150 in tutta Italia.

I Gas sono gruppi di consumatori che decidono di acquistare collettivamente prodotti alimentari e di consumo quotidiano, orientando la scelta dei produttori da cui rifornirsi in modo etico ed ecologico. Nuovi gruppi d'acquisto nascono a ciclo continuo, soprattutto al Nord. Oggi sono più di 40 nella sola Lombardia. A fine 2001 erano appena 20. Una stima prudente indica circa 150 Gas sparsi in tutta Italia, con Lombardia e Piemonte a fare da capofila. E circa 5000 famiglie coinvolte. La loro crescita è stata esponenziale. In due anni l'incremento è stato del 100%.
Potenzialmente una famiglia potrebbe acquistare circa l'80% del proprio fabbisogno alimentare e d'igiene personale presso il proprio gruppo d'acquisto. A testimonianza di questo sviluppo tumultuoso ad Arese (Mi) è nato a febbraio 2004, da un Gas locale, "Bem vivir" vero e proprio negozio in cui trovare un'amplia scelta di beni di consumo responsabile.
In Piemonte sta iniziando a funzionare "Micromercato srl", sociaetà che si occupa di trasportare a domicilio la spesa dei membri dei gruppi d'acquisto.

Siti e riferimenti utili: Intergas (in costruzione) www.gasmilano.it, Bemvivir tel. 02-93580260

FINANZA ETICA IN ITALIA


Banca Popolare Etica ha toccato quota 10 mila conti correnti. Ma la finanza etica non è solo Bpe: le Mag, finanziarie etiche raccolgono 9 milioni di euro di risparmio.

L'esperienza italiana della finanza etica nasce tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta, con l'emergere del risparmio autogestito.
Sono le Mag (sigla che sta per Mutua Auto Gestione) le prime figure di riferimento di questo mondo. La prima Mag nasce a Verona nel 1978, con gli obiettivi (comuni alle Mag che ne seguiranno l'esempio) di impiegare il denaro meglio di una banca, orientandolo cioè verso progetti compatibili con i valori "alti". Oggi sono 5 le Mag in Italia: in totale raccolgono circa 9 milioni di euro di risparmio. Oltre a Mag Servizi di Verona ci sono la torinese Mag4, Mag2 (Milano), Mag6 (Reggio Emilia), Mag Venezia.


Accanto alle Mag (anzi, su iniziativa di alcune di esse) è nata, a Padova nel 1999 la Bpe (Banca Popolare Etica), la prima e unica banca etica italiana. Bpe è una banca cooperativa, creata con l'obiettivo di dare alla finanza etica uno strumento operativo, ma anche con quello di essere una banca per il "terzo settore". Oggi Banca Etica ha otto filiali (oltre Padova Milano, Roma, Firenze, Bologna, Vicenza, Treviso e Brescia), oltre 22.700 clienti (erano 16 mila a fine 2002) e 16 milioni di euro di capitale sociale. Nel 2003 Bpe ha raccolto 252 milioni di euro di risparmio, ed ha accordato oltre 150 milioni di finanziamenti. I conti correnti aperti di Banca etica sono 10 mila; complessivamente in cinque anni sono stati finanziati oltre 1.100 progetti e realtà . Recentemente, Bpe ha costituito "Etica sgr", società di gestione del risparmio che permette di investire in prodotti finanziari caratterizzati da un alto grado di trasparenza e responsabilità sociale (certificati dal marchio di garanzia europeo Ethibel).


In Italia esistono altre realtà di finanza etica: a Milano vale la pena di ricordare Mag 2 Finance che offre attraverso sottoscrizioni di capitale sociale la possibilità d investire in progetti di realtà sociali, CreditoSud, società finanziaria orientata al Sud del mondo e Dar Casa, cooperativa (nata nel 1991) che ha lo scopo di acquisire alloggi da ristrutturare e da mettere a disposizione dei ceti sociali più deboli (soprattuto immigrati). Sul risparmio che raccoglie e poi utilizza a questo fine viene riconosciuto un interesse annuo lordo del 4,2%. A oggi sono stati realizzati investimenti per oltre due milioni di euro: i soci sono 1.000.
Siti utili: www.bancaetica.com, www.mag2.it, www.darcasa.net

IL CASO BILANCI DI GIUSTIZIA: RISPARMIARE E "SPOSTARE" I CONSUMI


Essere più "giusti" vuol dire anche risparmiare. I "Bilanci di giustizia", un manipolo di famiglie diffuse in tutta Italia spendono un quarto in meno della media Istat.

La campagna "Bilanci di giustizia" è un gruppo di 700 famiglie che ha deciso di coltivare "giuste relazioni" con le cose, con l'ambiente, con le persone tutte, e "certificarle", redigendo un bilancio mensile delle loro uscite. I Bilancisti, secondo l'ultimo rapporto stilato, riferito al 2002 sono giovani, benestanti e acculturati. Il 66% ha tra i 19 e i 40 anni, il 52.8% ha la maturità o la laurea. Spendono in media il 24% in meno di quanto ha speso un italiano medio secondo i dati ISTAT. Nelle spese che hanno fatto, hanno saputo cambiare i loro acquisti secondo criteri di giustizia, per il 26.3%: più di un quarto delle loro uscite.
Altri cardini del loro "stile di vita" sono l'autoproduzione (pane, detersivi) e l'ospitalità : sul sito c'è un indirizzario di famiglie disponibili ad accogliere chi ha bisogno di un punto d'appoggio temporaneo.
Info: www.bilancidigiustizia.it

COOPERAZIONE SOCIALE - TERZO SETTORE


Crescono del 18,6% in due anni (nel 2001, rispetto al 1999) le cooperative sociali in Italia: sono 5.500, con 173 mila lavoratori retribuiti, per il 70% donne e 4 miliardi di euro di valore della produzione.

I risultati della prima rilevazione Istat sulle cooperative presentati nel gennaio 2004 parlano di una forte crescita della cooperazione sociale all'inizio del terzo millennio: quasi il 20% in due anni: sono 5.500, con 173 mila lavoratori retribuiti, per il 70% donne e producono per 4 miliardi di euro. Si tratta d'imprese non profit attive soprattutto nel settore dei servizi d'assistenza sociale (tipici delle cooperative di tipo A, il 60% del totale); un terzo delle cooperative sociali (di tipo B) si occupa d'inserimento lavorativo dei disabili e d'altri soggetti svantaggiati, mentre il 4% è costituito da cooperative miste e il 4% da consorzi. Metà delle imprese ha sede nell'Italia settentrionale, con il Sud in particolare ritardo, e oltre il 60% è nato nell'ultimo decennio, a conferma della novità del fenomeno.


Il 97% delle cooperative sociali impiega personale retribuito, oltre al lavoro dei soci (che sono 211.800, di cui 4.124 persone giuridiche). In complesso vi operano 201.422 persone, di cui il 73% sono dipendenti, quasi il 13% lavoratori con contratto di collaborazione, lo 0,5% lavoratori interinali e il 12% volontari. Le donne rappresentano il 70% del personale. Il valore della produzione complessivo è di 4 miliardi di euro l'anno, pari a una media di 800 mila euro per le cooperative di tipo A, di 400 mila euro per quelle di tipo B, mentre i consorzi presentano un valore medio pari a circa 2 milioni di euro.

TURISMO RESPONSABILE IN ITALIA


I viaggi solidali raddoppiano: dal 1998 al 2003 passano da 65 a 140 le associazioni e gli enti che propongono viaggi di turismo responsabile o vacanze all'insegna degli altri, del prossimo e dell'ambiente.

Dal '98, anno di fondazione di Aitr (Associazione italiana turismo responsabile), ad oggi il turismo responsabile ha registrato in Italia una forte crescita in numeri e qualità delle proposte. Le associazioni che fanno parte di Aitr sono passate dalle 11 iniziali alle 46 attuali: tutte associazioni senza fini di lucro che si richiamano alla "Carta d'Identità per Viaggi Sostenibili", documento scritto con l'obiettivo di promuovere un modo di fare turismo che sia equo nella distribuzione di proventi, rispettoso delle comunità locali e a basso impatto ambientale. Scopo della Carta è evidenziare i punti attraverso i quali è possibile realizzare un viaggio che abbia davvero queste caratteristiche. Attraverso tre fasi temporali - prima, durante e dopo - vengono presi in esame tutti gli aspetti principali del viaggio, fornendo indicazioni concrete sulle modalità da applicare, sensibilizzando sia l'utente che il tour operator.


Sono raddoppiate, dal 1998 al 2003, le associazioni e gli enti non profit italiani che propongono viaggi di turismo responsabile o vacanze all'insegna degli altri, del prossimo e dell'ambiente. Erano 65 le associazioni censite nell'estate del '98 da "Vacanze contromano", la prima guida italiana su turismo responsabile, campi di lavoro e solidarietà , campi natura e archeologia (ed. Berti, i libri di Terre di mezzo). Nel 2003, dopo 7 anni, sono 140 le associazioni censite, di cui 61 solo nel solo campo del "turismo responsabile".


In quesiti anni si è registrata una vera e propria "emersione" degli enti che propongono vacanze alternative, di pari passo con la scoperta da pare dei viaggiatori di una vacanza ispirata all'impegno sociale. Rispetto al '98, il panorama del turismo responsabile registra alcune novità importanti:
1) il boom del turismo responsabile fatto proprio in Italia, con week-end alla scoperta di città come Napoli o sud della Sardegna e la nascita, in un area difficile come il Sulcis sardo, di bed&breakfast "solidali", che offrono opportunità lavorative e riscatto sociale.
2 ) la scoperta da parte dei viaggiatori italiani del "turismo di comunità ", organizzato e gestito direttamente dalle comunità indigene del Sud del mondo.
Ecco i numeri degli enti attivi nel campo delle vacanze alternative nel 2003, secondo le guide "Vacanze contromano", "Turisti responsabili", e "Vacanze tra spirito e impegno", (ed.Berti, i libri di Terre di mezzo).

"Turismo responsabile"
20 turismo responsabile in Paesi stranieri (+7 rispetto al '98)
11 turismo di comunità (non c'era nel '98)
8 turismo responsabile in Italia (non c'era nel '98)
22 bed&breakfast solidali in Italia (non c'era nel '98)

"Altre vacanze alternative"
1 turismo di scambio (ospitalità in casa propria) (-1 rispetto al '98)
13 campi in missione (+6 rispetto al '98)
12 viaggi di conoscenza (legati a progetti di ong) (+5 rispetto al '98)
33 campi di solidarietà (+7 rispetto al '98)
14 campi natura (organizzati da associazioni ambientaliste) (+8 rispetto al '98)
6 campi archeologia (+3 rispetto al '98)

LE MANIFESTAZIONI DEL TERZO SETTORE


"Fa' la cosa giusta!" non è sola. Sono sempre di più le manifestazioni dedicate al consumo critico che si tengono nelle principali città italiane.

"Fa' la cosa giusta!" a Milano, "Festa dell'Altreconomia" a Roma, "Terra Futura" a Firenze (la cui prima edizione si celebrerà tra l'altro proprio dall'1 al 4 aprile 2004) , "Festa dell'economia solidale" a Torino, "Eco&Equo" ad Ancona, "Mercato47" a Brescia. E poi "Tuttunaltracosa" (la festa delle botteghe del commecio eque e solidali, precursore delle feste eque, la cui prima edizione si svolse nel 1996), "Critical wine", "Settimana dell'impronta ecologica", la "Giornata del non acquisto", ripresa in Italia proprio da "Insieme nelle terre di mezzo".
A Roma il progetto, nato dalla "Festa dell'Altreconomia" (a dicembre) e dal Tavolo istituzionale che la promuove è avere un luogo permanente dove tenere un mercato periodico di consumo critico. A Torino è il Distretto di economia solidale di Torino (Desto) a ad avere organizzato il 29 novembre 2003 la prima "Festa dell'economia solidale".
"Terra futura" a Firenze è una fiera internazionale organizzata da Banca Etica e Regione Toscana, dall'1 al 4 aprile 2004 che presenterà tutte le iniziative che già sperimentano e utilizzano modelli di relazioni e reti sociali, di consumo, di produzione, di finanza, di commercio sostenibili.
Anche le fiere di settore non mancano. A maggio a Milano sarà la volta di "Tuttunaltracosa", la mostra del commercio equo e solidale. Successo anche per "Critical wine", la rassegna enologica di Veronelli, al centro sociale Leoncavallo lo scorso dicembre. "Mercato 47", a Brescia è una delle prime esperienze di mercato agricolo biologico realizzato da un centro sociale o da un associazione (ma ci sono anche Cantieri isola a e Verdi Ambiente e Società a Milano). Ormai un classico la "Giornata del non acquisto", lanciata da "Terre di mezzo" e ora adottata in tutta Italia, che si tiene a fine novembre di ogni anno.
Siti utili: www.terrafutura.it, www.retecosol.it, www.altraeconomiaroma.org

PER MAGGIORI INFORMAZIONI CONSULTARE LA Guida al consumo critico

NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA 2003
NUOVE TABELLE - NUOVI MARCHI - NUOVI CRITERI

pp.  480    Anno  2003     €  15,00

Sulla spinta del consumo critico, varie imprese hanno imboccato la strada della responsabilità sociale e ambientale. Ma ancora troppe continuano a violare i diritti umani, sfruttano i piccoli produttori del Sud del mondo, vogliono imporci gli organismi geneticamente modificati, sostengono regimi oppressivi, finanziano scelte di guerra, riforniscono gli eserciti.

Ecco la necessità di informarci per fare sentire alle imprese tutto il nostro peso di consumatori che dicono no a comportamenti irresponsabili. Questa Guida, rivista e aggiornata, ti aiuta a stabilire su quali prodotti far ricadere le tue scelte di acquisto, per indurre le imprese a comportamenti migliori, perchè il consumo ha su di esse potere di vita o di morte.

Le informazioni raccolte in questa Guida si riferiscono ai 170 gruppi italiani ed esteri che incontri più frequentemente al supermercato. Sono organizzate sia per tabelle di marchi (seconda parte) che per schede di impresa (terza parte) per consentirti di scegliere in modo più agevole.

In gioco non c'è solo la tua coscienza o la tua salute, ma il destino del mondo.

 
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